sabato 18 aprile 2026

Umberto Palazzo torna con il nuovo singolo “La testa di Caravaggio”.

A distanza di oltre tre anni dall’ultimo album di lunga durata, “Belvedere Orientale”, Umberto Palazzo torna con un nuovo singolo che rappresenta la prima traccia dell’album di prossima pubblicazione dal titolo “Golden Retriever”.
“A differenza dei due album precedenti – spiega il rocker vastese – "Golden Retriever" non è un “bedroom album”, ma un disco scritto e pensato per essere suonato da una rock band. Ho scelto di pubblicare questo brano per primo perché è il più profondo e oscuro tra quelli presenti nell’album e presenta un’impostazione elettronica e divergente rispetto al resto della raccolta, che resta comunque eclettica. Il meccanismo dello streaming tende a incentivare la superficialità dell’ascolto e a penalizzare ciò che richiede un ascolto appena più attento. Per questo mi sembra ormai inutile seguire la vecchia logica di pubblicare prima i singoli più accattivanti nella speranza che spingano all’ascolto dell’album nella sua interezza: una strategia che oggi ha sempre meno senso nell’era del doomscroll”.


“La testa di Caravaggio” racconta un conflitto che quando insorge non si può risolvere: quello tra l’arte e il potere.
Il potere può amare un’opera, acquistarla per aggiungerla a una collezione, tutelarla e persino celebrarla, ma al contempo è possibile che non sopporti chi l’ha generata, l'artista, se non può controllarlo davvero.
Non è nella natura dell’artista vero, dotato di talento e intelligenza, adattarsi o fare ciò che conviene. L’artista ama la sua arte sopra ogni cosa, la protegge e segue fino in fondo il proprio pensiero, la propria ispirazione e la propria anima, anche quando questo lo porta contro tutto, non per scelta eroica, ma semplicemente perché non può fare altrimenti.
È una forma di libertà che non è negoziabile né controllabile, neanche dall’artista stesso e nel caso che la sua libertà sia un problema per il potere, questo conflitto non permette una soluzione incruenta: l’artista non può smettere di essere libero e il potere non può permettersi che sia pubblicamente e spudoratamente libero.
“Nella storia che racconto non c’è una via d’uscita – conclude Palazzo – L’artista può essere prima perseguitato, poi perdonato, poi graziato e richiamato a corte, ma resta sempre una pedina sacrificabile in un gioco troppo più grande di lui e quindi alla fine perde tutto e non solo simbolicamente. Perde la testa e perde la vita”.
Il brano vede la partecipazione come seconda voce di Riccardo Sabetti.
Testo, musica e produzione di Umberto Palazzo.



Nessun commento:

Posta un commento