A distanza di sette mesi dalla pubblicazione di Posto di blocco, Massimo Di Berardino torna con un nuovo brano interamente strumentale, Peyote, una composizione intensa e suggestiva dal marcato sapore psichedelico.
Un viaggio sonoro costruito attraverso atmosfere dilatate, sonorità ipnotiche e un intreccio di strumenti che accompagna l’ascoltatore in una dimensione sospesa, tra suggestioni rock e sperimentazione. Peyote rappresenta un ulteriore passo nel percorso di ricerca musicale intrapreso dal chitarrista sansalvese, sempre più orientato verso una dimensione libera da schemi e convenzioni.
«Peyote è senza dubbio il brano più psichedelico che ho composto – spiega Massimo Di Berardino – Nella parte centrale del brano ho cercato di riprodurre quello che Allen Ginsberg definiva “solidità di peyote nei corridoi”.»
Un riferimento alla poesia e alla cultura della Beat Generation che ben si sposa con l’atmosfera del brano: una musica che non segue necessariamente una narrazione lineare, ma procede per immagini, sensazioni e stati d’animo, lasciando spazio all’immaginazione di chi ascolta.
Peyote si inserisce nel nuovo progetto solista intrapreso da Di Berardino nel 2024, un percorso che, brano dopo brano, sta delineando una precisa identità artistica. Nel corso degli ultimi due anni sono stati pubblicati Amarena, Provincia di San Salvo, Socrates, Night Drive e Posto di blocco, composizioni differenti per atmosfere e linguaggio, ma accomunate dalla volontà di esplorare nuove direzioni sonore.
Anche in Peyote il chitarrista è affiancato da una formazione di musicisti che contribuisce in maniera determinante alla costruzione del paesaggio sonoro del brano. Insieme a Massimo Di Berardino hanno suonato Mario Serrecchia alla batteria, Luca Raimondi alle percussioni, Fabio Tumini al basso, Daniele Colaneri all’organo ed Enrico Bruno al synth.
Il brano è stato registrato e prodotto da Fabio Tumini per Satellite Rec., mentre la foto di copertina è firmata da Angelo Ialacci.
Con Peyote, Massimo Di Berardino prosegue dunque il suo personale percorso di esplorazione musicale, confermando una vocazione alla ricerca e alla contaminazione e scegliendo ancora una volta la musica strumentale come spazio privilegiato per sperimentare, evocare atmosfere e raccontare senza bisogno di parole.


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