Parlare di Angelo per me rappresenta un viaggio a ritroso nella mia vita di artista e di uomo. Abbiamo suonato insieme per ben 23 anni, da quando ci conoscemmo nel lontano 1983, allorquando io avevo 18 anni e lui ne aveva appena 16, fino a qualche settimana prima che lui scomparve (tenemmo il nostro ultimo concerto insieme nel mese di giugno del 2006 ad Ortona). Posso dire che ci univa un’amicizia fraterna, e questo lo diceva spesso anche lui paragonando appunto la nostra amicizia a quella che c’era tra il chitarrista Pat Metheny ed il suo storico tastierista Lyle Mays. Infatti, ricordo che ad un mio compleanno Angelo mi regalò un’audiocassetta sulla quale lui aveva registrato proprio un disco di Pat Metheny con Lyle Mays alle tastiere scrivendoci su questa dedica “per il mio Kaibè (n.d.r., termine scherzoso che significa “bambinone”) che suona con me, come Pat Metrheny e Lyle Mays”. Anch’io gli regalavo quasi sempre un disco quando ricorreva il suo compleanno. In effetti anche da un punto di vista artistico e musicale i nostri percorsi sono stati paralleli e siamo praticamente cresciuti e maturati insieme musicalmente, quasi come due fratelli gemelli.

Come ho detto conobbi Angelo nel 1983, nel mese di maggio al termine della primissima edizione di Due Note a Vasto. Ricordo che io avevo suonato con la mia band di allora, “Gli Inafferrabili” (con Stefano Comparelli alla chitarra e Claudio Cordisco al basso ed alla voce), ed avevamo suonato alcuni brani dei Police. Al termine del concerto io mi stavo concedendo un po’ di relax, assorto in alcuni miei pensieri, ed ero seduto su uno dei gradini antistanti la Chiesa di San Giovanni Bosco, in Piazza della Repubblica a Vasto, ove era sato montato il palco per le esibizioni dei vari gruppi partecipanti alla rassegna. Ad un certo punto vidi avvicinarsi questo ragazzo, che ancora non conoscevo di persona, che mi mostrava un gran sorriso e che mi disse: “ciao, io mi chiamo Angelo e sono un tastierista e volevo farti i miei complimenti per come hai suonato perché non avevo mai visto finora un batterista suonare così bene i pezzi dei Police”. Naturalmente questo complimento mi fece piacere, anche se lo invitai a non esagerare. Ci mettemmo così a parlare di musica e dei nostri gusti musicali e lui mi disse che suonava con i “Cross Over” (gruppo nel quale allora suonavano anche Angelo Celenza e Vittorio Patriarchi che poi saranno rispettivamente il chitarrista ed il bassista degli Attack), ma mi fece presente che nel gruppo vi era aria di crisi e lui pensava che la band sarebbe arrivata allo scioglimento. Quindi mi chiese se io fossi stato disponibile, in caso appunto di un futuro scioglimento dei Cross Over, ad entrare come batterista in una nuova band che lui avrebbe voluto riformare con Angelo Celenza e con Vittorio Patriarchi. Io gli diedi la mia disponibilità e fu così che in effetti, sul finire del mese di agosto del 1983, i Cross Over si sciolsero ed io diventai il batterista di questa nuova band che fu chiamata "Attack", con Angelo Canelli alle tastiere, Angelo Celenza alla chitarra e Vittorio Patriarchi al basso. Dopo qualche mese entrò negli Attack anche un giovanissimo cantante di soli 15 anni che si chiamava Danilo Laccetti, che oggi dirige il Coro Gospel “Angel’s Eyes”, il cui nome è ispirato proprio dalla memoria di Angelo Canelli.
L’amicizia tra me ed Angelo diventò sempre più forte anche a causa della nostra bruciante e viscerale passione per la musica, ed il periodo di attività con gli Attack che va dal 1983 al 1987 fu molto intenso e rappresentò per noi una vera e propria “palestra” musicale che rafforzò sempre di più la nostra intesa sia musicale che umana. Oltre a suonare con gli Attack, io ed Angelo, in particolare, trascorrevamo ore ed ore a parlare di musica e lui mi invitava spesso ad ascoltare molti dischi a casa sua. In questo stesso periodo, però, io ero sempre più interessato anche al jazz e fu così che un giorno, agli inizi del 1984, andai a casa di Angelo e gli feci ascoltare un’audiocassetta del grande pianista jazz Oscar Peterson. Per Angelo quella fu un’autentica folgorazione, come lui stesso raccontò in un’intervista che tanti anni dopo rilasciò sulla nota rivista “Jazzit”.
Parallelamente alla nostra esperienza con gli Attack, io ed Angelo iniziammo ad approfondire sempre di più la nostra ricerca sul Jazz. Vedendo Angelo sempre più coinvolto in questo percorso di ricerca, io gli proposi di iscriversi ai Seminari estivi di “Umbria Jazz” ed Angelo accettò ben volentieri questo mio consiglio e per due settimane frequentò nell’estate del 1985 i Seminari che annualmente si tenevano nell’ambito di Umbria Jazz. Al suo rientro a Vasto Angelo era entusiasta e quasi non stava più nella pelle. Mi raccontò tutto ciò che era accaduto e tanti particolari dello studio che lui aveva fatto sotto la guida dell’eccezionale pianista jazz ed insegnate afroamericano Ornelle Wright. Questi aveva fornito ad Angelo tantissimo materiale di studio e ricordo che Angelo, successivamente, si buttò a capofitto in uno studio forsennato per mesi e mesi e per tante ore al giorno e questo fu un momento importantissimo nella sua formazione perché il suo talento esplose letteralmente.

Oltre che suonare con gli Attack, un genere più improntato al funky, io ed Angelo ci dedicavamo alla pratica del jazz suonando inizialmente solo noi due, senza un basso, con Angelo che sul suo piano elettrico simulava l’accompagnamento del basso con la mano sinistra, mentre con la mano destra teneva le linee melodiche ed improvvisava i suoi fraseggi.
Nel novembre 1987, finalmente, io ed Angelo avemmo l’occasione di conoscere anche Ivano Sabatini, che a Vasto era già considerato un mito come bassista perché le sue capacità tecniche ed il suo talento erano ben conosciute, avendo Ivano qualche anno più di noi. Proponemmo quindi ad Ivano di fare una prova in Trio proprio a casa di Angelo e ci trovammo talmente bene a suonare insieme che lo stesso Ivano ne rimase sorpreso e dovette ammettere che lui non avrebbe mai immaginato di poter incontrare a Vasto un pianista ed un batterista jazz di un certo livello. Formammo quindi il nostro primo Trio jazz che denominammo, su mia proposta, come “Jazz Up Trio”. Iniziammo quindi a fare tante prove a settimana, almeno quattro e talvolta anche cinque, per ore ed ore. Praticamente posso dire che provammo tutto, o quasi, il repertorio degli standards della tradizione jazzistica americana.
Dopo due anni di questo intensissimo lavoro, sentimmo di essere finalmente pronti per poterci esibire in pubblico e nel novembre del 1989 tenemmo il nostro concerto di esordio in Trio presso il Centro Servizi Culturali di Vasto. Suonammo sia brani standards che composizioni originali ed inedite di Angelo Canelli ed il concerto fu un successo, anche perché, in effetti, a Vasto un Trio Jazz costituito tutto da musicisti vastesi non si era mai esibito prima di allora.
Iniziammo a fare anche qualche primo concerto fuori Vasto e in una città come Pescara, dove c’erano diversi ottimi musicisti jazz, si cominciò anche a parlare di questo Trio di Vasto. Cominciammo anche a collaborare con altri musicisti jazz abruzzesi e nel giro di qualche anno, con l’intensificarsi della nostra attività concertistica, il Jazz Up Trio riuscì ad ottenere stima ed apprezzamenti non solo nella nostra regione ma anche fuori regione nel giro del centro/sud Italia, anche perché iniziammo a collaborare anche con altri importanti musicisti jazz italiani.
Ad un certo punto della nostra attività, sempre su mia proposta, decidemmo di cambiare nome alla nostra formazione e di ridenominarla come “Angelo Canelli Trio”, perché in effetti suonavamo ormai in prevalenza brani originali ed inediti composti da Angelo Canelli.
Negli anni tra il 1995 ed il 2000 frequentammo i Seminari Internazionali tenuti dagli insegnanti dell’Università del Jazz di New Orleans, nell’ambito dell’estate musicale Frentana e nell’ambito di Pescara Jazz, e qui conoscemmo il grandissimo Harold Battiste, Direttore della stessa Università del Jazz, che apprezzò tantissimo la musica del nostro Trio, tanto che al termine del Seminario del 1996 tenutosi a Lanciano, nel concerto di chiusura tenuto dallo stesso Harold Battiste unitamente agli altri insegnanti, ci chiese di aprire il concerto come gruppo spalla, e questo fu per noi un grande onore.
A fine giugno/inizio luglio del 1997 con l’Angelo Canelli Trio registrammo il disco “Waltz” for Myself, che uscì nel 1998 e venne recensito in maniera assolutamente positiva su diverse riviste specializzate di musica, inclusa la nota rivista “Musica Jazz”, così come venne positivamente recensito anche sulla nota rivista musicale americana “Cadence”.
Nel 1998 l’Angelo Canelli Trio vinse il prestigioso Concorso “Baronissi Jazz” classificandosi al primo posto assoluto nella “categoria professionisti” e questa vittoria fu per Angelo, ma anche per me e Ivano Sabatini, una grandissima soddisfazione, perché a quel concorso parteciparono tanti tra quelli che sono considerati ancora oggi tra i migliori musicisti jazz italiani. Ricordo che al termine della nostra esibizione nella serata finale, non appena scesi dal palco, venimmo avvicinati da un paio di componenti del noto gruppo “Frau Gruber” (che poi si classificò al secondo posto) ed uno di loro ci disse: “Aoh ma voi da dove cavolo siete usciti?”, quindi Angelo gli rispose: “noi siamo di Vasto”, ed ancora quello stesso musicista chiese: “Vasto? Ma dove sta Vasto?”. Il Presidente della Giuria di concorso era Giovanni Tommaso, bassista e contrabbassista jazz dello storico gruppo “Il Perigeo”, con il quale peraltro Angelo registrerà nel 2000 il suo secondo disco intitolato “Do ut Dem”. Alla cena che si tenne dopo la premiazione, proprio Giovanni Tommaso ebbe a dire che noi, come Trio, potevamo essere considerati davvero come delle “mosche bianche” per l’affiatamento che avevamo nel suonare, e questo soprattutto considerando che eravamo dei musicisti “di provincia”. E pensando al Perigeo, voglio ricordare anche la partecipazione dell’Angelo Canelli Trio all’Interamnia Jazz Festival, nell’estate del 1998, in cui suonammo nella stessa serata nella quale si esibì il Quintetto di Franco D’Andrea, storico pianista e tastierista del Perigeo, il quale a fine serata ci volle fare i suoi personali complimenti per come avevamo suonato.
Altra grande soddisfazione fu quando nel maggio del 2000 l’Angelo Canelli Trio venne invitato dal Direttore dell’Università del Jazz, Harold Battiste, ad esibirsi presso il famoso locale “Snug Harbor”, vero e proprio tempio del jazz nella Città di New Orleans. Il concerto si tenne il 21 maggio, nell’ambito di una importante rassegna di jazz alla quale presero parte importantissimi musicisti jazz americani quali Ray Brown, Nicholas Payton, i fratelli Jason e Delfeayo Marsalis ed altri. Ricordo che Angelo era un po’ preoccupato e durante una breve pausa, tra il primo ed il secondo set della serata, si avvicinò ad Harold Battiste che, seduto in platea, era venuto ad ascoltarci, e gli chiese a suo giudizio come stava andando il concerto; ebbene la risposta di Harold Battiste (tradotta in italiano) fu la seguente: “Caro Angelo, quelli che stasera non sono venuti qui non sanno cosa si stanno perdendo”! E posso garantire che queste parole di Harold Battiste sono state ascoltate anche da altri testimoni lì presenti, come Elisena, la sorella di Angelo.
L’esperienza vissuta a New Orleans fu per noi di fondamentale importanza perché davvero ci fece comprendere molto meglio tante cose su come viene concepito il jazz dai musicisti americani, cose che in precedenza noi riuscivamo solo ad intuire. Angelo si innamorò letteralmente di New Orleans e della sua atmosfera “magica” e negli anni seguenti volle tornare più volte in quella mitica città dove il jazz ha avuto origine. Vi tornò di nuovo nel 2002, e poi ancora nel 2004 ed anche nel 2005, dopo il devastante uragano Katrina che si abbattè sulla città. Angelo fu anche molto generoso allorquando volle organizzare un concerto presso il Politeama Ruzzi di Vasto per una raccolta fondi da donare per la Città di New Orleans devastata dall’uragano. Fu talmente generoso che, ritenendo la somma raccolta non congrua, la integrò con una sua personale cospicua donazione. Ma anche la città di New Orleans voleva bene ad Angelo perché vedendo la sua immensa, onesta e sincera passione per il jazz, lo accolse come un suo figlio. Angelo fece amicizia con tanti grandi musicisti di New Orleans e formò in quella città anche un Trio denominato “N.O. Trio” (dove le lettere N.O. stanno proprio come abbreviazione di “New Orleans”), con Jason Stewart al contrabbasso e Jason Marsalis alla batteria. Tenne anche una lunga e speciale intervista con una delle più importanti emittenti radiofoniche di quella città parlando delle sue esperienze musicali e del suo grande amore per il jazz.
Ricordo anche che quando suonammo col nostro Trio a New Orleans nel maggio del 2000, il giorno prima della nostra ripartenza per l’Italia venimmo sinceramente e caldamente invitati, da alcuni musicisti locali con i quali avevamo ormai fatto amicizia, a prendere in seria considerazione l’ipotesi di trasferirci a New Orleans, perché loro sostenevano che là noi avremmo davvero potuto vivere suonando jazz e che ci avrebbero aiutato ad inserirci meglio negli ambienti musicali. Scelta non certo facile questa, dal momento che ormai le nostre vite erano già incanalate su certi binari, ma posso dire che Angelo questo sogno se lo portava sempre nel cuore e, comunque, sono sicuro che, se fosse stato ancora qui con noi, avrebbe continuato sempre a mantenere un legame ed un contatto molto forte e speciale con quella città.
Molti forse non lo ricordano più, ma Angelo Canelli, con l’aiuto e la collaborazione anche di altri suoi amici come me, Angelo Marrollo e Nicola Dall’Olio, fu il principale artefice della nascita nel 1998 del primo Festival del Jazz nella citta di Vasto, intitolato appunto “Vasto Jazz”, esperienza questa che venne replicata anche nei successivi anni 1999 e 2000 e che portò in questa città tanti musicisti jazz di fama non solo nazionale ma internazionale. In quegli anni “Vasto Jazz” si affermò come tra i più interessanti festivals nel panorama nazionale e se ne parlò ampiamente sulle riviste specializzate di jazz. Questa esperienza purtroppo terminò perché non ebbe, a livello istituzionale, i giusti supporti che avrebbe meritato, ma rimane comunque un’esperienza importantissima nella storia della nostra città.
Angelo Canelli è stato un musicista dal talento eccezionale che nella sua purtroppo breve carriera è riuscito a raggiungere i vertici nell’ambito del jazz italiano e non solo italiano. Ricordo i tantissimi concerti che abbiamo fatto insieme con il Jazz Up Trio prima e con l’Angelo Canelli Trio successivamente e in particolare ricordo le partecipazioni a vari importanti Festivals Jazz italiani, anche in diverse edizioni di essi (Pescara Jazz, Terni Jazz Festival, Interamnia Jazz Fest, BussinJazz, Baronissi Jazz, Atessa Jazz, Roseto Jazz, Atri Jazz, Vasto Jazz, 1° Festival del Jazz Italiano a San Benedetto del Tronto, 1° Festival del Jazz Abruzzese a Pescara, ed altri). Ma oltre che con il suo “Angelo Canelli Trio” questo eccezionale musicista ha suonato anche con tanti altri importanti musicisti italiani ed internazionali e con varie altre formazioni musicali con le quali portava avanti anche altri progetti, come il già citato “N.O Trio”, o come gli “Archivi Sonori” capitanati da Maurizio Rolli, il “Kelly Joyce Quintet”, il Mick Radford Quartet, il Gianluca Esposito Quartet.
Angelo è stato anche un rinomato insegnante presso l’Accademia Musicale Pescarese e presso il Conservatorio Jazz di Bologna ed ha lasciato un ricordo indelebile in tutti i suoi allievi, alcuni dei quali sono attualmente musicisti di grande valore a livello nazionale ed internazionale. Ha registrato tre dischi a suo nome: “Waltz for Myself” (con me alla batteria ed Ivano Sabatini al contrabbasso), “Do ut Dem” (con Giovanni Tommaso al contrabbasso e Paolo Corsi alla batteria), “Angelo Canelli Plays the Music of Sting” (con vari musicisti italiani ed americani), in più ha dato il suo contributo come “sideman” suonando il piano in dischi a nome di Ivano Sabatini, Gianluca Esposito, Maurizio Rolli, Domingo Muzietti.
C’è da chiedersi dove sarebbe potuto arrivare se la sua esistenza su questa terra non fosse stata bruscamente ed ingiustamente interrotta proprio nel momento in cui la sua carriera di musicista era in una fase di forte espansione. Per quel che riguarda me e gli altri suoi amici che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di poter suonare con lui nel Jazz Up Trio e nell’Angelo Canelli Trio, ma anche negli Attack, sono ormai diversi anni che stiamo portando avanti, con grande sincerità, impegno ed onestà, un progetto finalizzato a continuare a far conoscere al pubblico la sua musica e la sua figura di musicista ed anche di uomo. Io ed Ivano Sabatini abbiamo ricostituito il “Jazz Up Trio” con il pianista Marco Mancini (che era molto stimato da Angelo e legato a lui da sincera amicizia) e suoniamo le tante bellissime composizioni jazz di Angelo (che in vita depositò alla S.I.A.E. qualcosa come 74 suoi brani originali), nel mentre gli “Attack”, con Danilo Laccetti come vocalist principale, Angelo Celenza e Luigi Dedda alle chitarre, Vittorio Patriarchi al basso e Francesco La Verghetta alla batteria (mio figlio, nel tempo subentrato nella band) continuano pure a suonare un vasto repertorio di brani storici, molti dei quali composti appunto da Angelo Canelli o in collaborazione con lui. Si tratta, nel caso degli Attack, di brani originali ed inediti che fondono sonorità più improntate ai generi funk, soul, blues, jazz-rock/fusion e progressive, che pure Angelo amava molto. Diversi di questi brani storici degli Attack hanno anche dei testi molto belli e poetici composti da Angelo Canelli. Gli attuali Attack hanno in repertorio anche altri brani di più nuova produzione, composti dalla band dopo la scomparsa di Angelo, nei quali è comunque sempre molto forte l’eredità sonora e l’imprinting da lui lasciato. D’altra parte posso dire che Angelo varie volte mi espresse il suo proposito di voler prima o poi riprendere ad approfondire un certo tipo di discorso musicale anche con gli Attack, ed anzi riteneva che fosse stato un grande errore il fatto che gli Attack non avessero mai registrato un disco.
Questo era dunque Angelo Canelli, un musicista eccezionale con un talento ed una passione enormi ed un amico franco e sincero. Purtroppo mi spiace dover dire che in questi ultimi due o tre anni, nella nostra città non ci sono state fornite molte occasioni per poter portare avanti questo progetto che vede il Jazz Up Trio e gli Attack uniti per ricordare in particolare Angelo e riteniamo che sarebbe auspicabile che le strutture deputate alla divulgazione della musica e della cultura ci fornissero più occasioni e supporti per questo scopo.
Angelo ora purtroppo non è più qui, ma noi, che siamo stati suoi amici e che abbiamo suonato con lui per anni, e che ci consideriamo anche come dei suoi “eredi spirituali”, vorremmo continuare a ricordarlo perché Angelo Canelli è stato davvero un musicista che ha fatto tanto anche per la sua città. Noi crediamo che, tutto sommato, non sarebbe poi così tanto difficile e dispendioso inserire a cura del Comune di Vasto, in maniera per cosi dire “istituzionalizzata”, almeno una serata concerto all’anno nel cartellone delle manifestazioni estive vastesi, nella quale si dia la possibilità al Jazz Up Trio e agli Attack di poter suonare la musica di Angelo e di ricordare la sua figura o farla anche conoscere a coloro che eventualmente non la conoscono.
Quando queste serate sono state fatte negli anni passati abbiamo potuto realmente vedere che le persone che intervenivano in questi nostri concerti rimanevano profondamente toccate ed anche commosse in molti casi, e questo accadeva sicuramente perché la musica di Angelo ha la capacità di arrivare al cuore delle persone e forse anche perché noi musicisti e suoi amici riusciamo a suonare questa musica con grande feeling.
Luigi La Verghetta