Pubblicato sulle principali piattaforme digitali “Kate Moss”, il nuovo EP di Giordano Di Marco prodotto da Fabio Tumini per Satellite Rec.
L’album segue a distanza di due mesi l’uscita dell’omonimo singolo. «Inizialmente l’idea era quella di registrare solo la canzone “Kate Moss” – racconta l’artista abruzzese – Poi un po’ per gioco ho consegnato a Fabio Tumini delle vecchie demo con brani scritti e composti circa venti anni fa, che poi abbiamo rivisitato con il contributo di alcuni musicisti Bruno D’Ercole, Davide Marcone, Massimo Giuliani, Andrea Colonna e Simone Monaco, divertendoci a ricreare vecchie atmosfere rock».
Cinque i brani presenti nell’album, tutti cantati in inglese, per un nuovo viaggio musicale che affonda le radici nella prima formazione musicale all’insegna dei rock ascoltando band del calibro di Rancid, Green Day, The Offspring, Towers of London e Ska-P.
«È tutto una sorta di elogio a idoli e immaginari, che oggi magari giudicherei un po’ discutibili – prosegue Di Marco – Ma da ragazzo contribuirono alla mia formazione punk/musicale. Eroi a cui sarò sempre affezionato. Nei precedenti lavori in italiano toccai argomenti anche personali. Probabilmente avevo una forte esigenza di esprimere ciò che pensavo e/o che stavo vivendo in quel momento. Talvolta ebbi anche difficoltà emotive ad esibirmi sul palco. Questo EP è un ritorno, per me, a vecchie sonorità e più leggerezza».
“Drinking with a Rockstar” apre il disco come una corsa sfrenata e incontrollabile dentro una notte torbida, illuminata da neon tremolanti, alcol e adrenalina, una di quelle notti che sembrano non voler finire mai e che trascinano l’ascoltatore in un vortice di eccessi e libertà assoluta.
“Rockfuckinroll” è la voglia di divertirsi con amici in studio che fanno musica: il pezzo assume i contorni di un vero e proprio manifesto identitario, un inno alla vita vissuta al massimo, tra distorsioni taglienti e un’attitudine selvaggia che richiama l’essenza più cruda del rock’n’roll underground.
L’atmosfera cambia con “Rhythm of the drunk”, dove il disco entra in una dimensione più allucinata e instabile. Il ritmo oscilla tra tensione e smarrimento, evocando immagini confuse, euforia e autodistruzione, come se tutto fosse filtrato attraverso una mente annebbiata dall’eccesso e dalla disillusione. Da questo scenario emerge poi la fragilità malinconica di “Decadent angel”, uno dei momenti più decadenti ed emotivamente intensi del progetto.
A chiudere il cerchio arriva “Hey girl”, che conserva l’impeto impulsivo e l’energia istintiva dell’EP, ma aggiunge uno sguardo più maturo, nostalgico e quasi malinconico. È una conclusione che sa di ricordi consumati all’alba, di emozioni lasciate sospese e di un ultimo momento di lucidità dopo il caos, lasciando nell’ascoltatore una sensazione dolceamara che continua a risuonare anche dopo l’ultima nota.




















































